Sulle note di “Forever Young”, mentre sul ledwall scorrevano i volti dell’adolescenza Popsophia ha salutato la sua edizione pesarese. Un finale che è però un arrivederci al primo appuntamento autunnale del festival.

Dal 6 all’8 novembre infatti Popsophia tornerà a Pesaro per una tre giorni di incontri e spettacoli alla Chiesa del Suffragio e all’Auditorium Scavolini, lo spazio dei grandi eventi. L’annuncio è stato fatto dal sindaco Andrea Biancani a conclusione dell’edizione dedicata a “Lo specchio di Narciso” che ha saputo esplorare le varie facce del mito da Ovidio all’arte in Caravaggio, il tema dell’identità nel dispecchiamento delle intelligenze artificiali, nel cinema e nelle serie tv.


Il passaggio dall’infanzia all’età adulta, quella soglia che tutti attraversiamo e da cui non si torna indietro, è diventato il simbolo dell’ultimo philoshow del festival, una riflessione collettiva sulla crescita, sulle paure e sulle responsabilità del mondo adulto. Un finale intenso, accolto da una piazza ancora una volta gremita, che chiude un’edizione capace di trasformare il centro storico in un grande spazio di pensiero condiviso.
Dopo quattro giorni di incontri e philoshow, Popsophia saluta Pesaro con un bilancio più che positivo. Migliaia di persone hanno seguito gli appuntamenti del festival, con Piazza del Popolo sempre affollata nel rispetto delle norme di sicurezza.

«Le fotografie di questi giorni raccontano meglio di qualsiasi numero quello che è accaduto – ha detto il sindaco Andrea Biancani –. Vedere Piazza del Popolo così piena, sera dopo sera, la Chiesa del Suffragio piena nonostante il caldo eccezionale, significa che i pesaresi hanno sentito Popsophia come qualcosa di proprio. Questo festival appartiene a questa città perché è stato vissuto, condiviso e partecipato. È il segnale più bello che potessimo ricevere e conferma che l’investimento fatto è stata una scelta giusta. Vogliamo sempre più che Popsophia faccia parte di Pesaro».

«Pesaro è una città che ci dà sempre conferme e soddisfazioni enormi – ha detto Lucrezia Ercoli – ogni anno pensiamo che sia l’edizione più bella e partecipata e ogni anno veniamo superati dall’affetto del pubblico e dalla partecipazione attenta, curiosa e generosa. Quest’anno il pubblico ha sfidato il caldo, ci ha scelti fra decine e decine di proposte di spettacoli e cultura presenti sul territorio e i numeri sono in continuo ed esponenziale aumento. Per questo non diciamo arrivederci al prossimo anno, ma a tra pochi mesi: nella prima settimana di novembre torneremo con la nostra prima edizione autunnale, per continuare questo dialogo con la città e con il suo pubblico».


Il philoshow diretto da Lucrezia Ercoli con Licia Troisi e Simone Regazzoni ha attraversato i grandi miti della formazione, dal viaggio dell’eroe teorizzato da Joseph Campbell fino alle saghe fantasy passando per un gioco collaborativo come Dungeons & Dragons. Ma lo spettacolo ha raccontato anche i lati oscuri dell’adolescenza come nella serie tv Adolescence, così come la necessità di prove da dare ai ragazzi per renderli capaci di superarle come in Karate Kid e L’attimo fuggente. La musica della Factory, per la prima volta accompagnata da un coro di voci bianche composto da 9 bambine e bambini, diretto da Ludovica Gasparri, ha accompagnato il racconto con brani come Fragile, Another Brick in the Wall, What Was I Made For?, fino a Notte prima degli esami.
La scrittrice Licia Troisi ha lanciato un appello al pubblico sul ruolo degli adulti nei confronti dei ragazzi. Nel suo intervento infatti Troisi ha operato un parallelismo fra il topos del viaggio dell’eroe (la rottura di una situazione di equilibrio, l’inizio di peripezie e un ritorno cambiato alla propria terra) con il percorso di un giovane dall’infanzia verso l’età adulta. “Nella storia del viaggio dell’eroe di un adolescente dovremmo smettere di essere antagonisti rispetto alla formazione della loro identità per diventare anche un po’ mentori”. Una prospettiva analoga ma opposta da parte di Simone Regazzoni per il quale “l’adolescenza è l’età filosofica per eccellenza, un’età dalla forza erotica che deve esprimersi attraverso prove e ostacoli perché come pensava Novalis non c’è adolescenza senza amore e in fondo l’adolescenza inizia con il primo bacio”.


L’ultimo pomeriggio di Popsophia si era aperto nel segno dell’ironia con Alice Valeria Oliveri che ha raccontato il rapporto con lo specchio rispetto alle nuove generazioni fra skin care, pubblicità e cinema. Alessandro Bogliolo in un intervento illuminante e lucido ha invece fatto la storia dell’intelligenza artificiale dalla madre “putativa” dell’Ai Ada Lovelace, matematica britannica che potrebbe essere considerata prima programmatrice della storia fino ai giorni nostri. E infine Maria Vittoria Baravelli per un focus sull’arte allo specchio, da Caravaggio a Michelangelo Pistoletto.









