Velocità, mito e lacrime: da Senna a Thelma e Louise

C’era la leggenda, la libertà e anche la morte. C’era l’odore di benzina bruciata e il sogno di andare più veloci di tutto: del tempo, del destino, delle regole. Nella serata di Popsophia dedicata al mito della velocità, ideata da Lucrezia Ercoli, il racconto si è fatto commozione quando Leo Turrini ha ricordato il giorno in cui il fato gli ha riservato un’esperienza “unica e mi auguro irripetibile” – ha detto – una veglia funebre ad alta quota, quando volò in Brasile a fianco del feretro di Ayrton Senna che veniva riportato in patria dopo l’incidente di Imola, su un aereo pieno di silenzio e lacrime.

Ma accanto al dolore c’è stato anche il mito: quello di Enzo Ferrari, che sapeva costruire sogni su quattro ruote, partendo da Maranello, da quel piccolo centro agricolo e rurale che, proprio per la fatica della terra ha capito la portata della rivoluzione meccanica, e quello di Tazio Nuvolari, «l’uomo più veloce del mondo» che non temeva nulla, nemmeno la morte. E poi un’altra corsa, diversa ma ugualmente potente: quella di Thelma e Louise, simbolo di una fuga che è emancipazione, ribellione, scelta. Tutti loro, ciascuno a modo suo, hanno abitato la soglia sottile tra il desiderio e il rischio, tra la vita e ciò che viene dopo.

Nel pomeriggio il festival si era aperto con una riflessione sulla creazione tra intelligenza artificiale, arte, videoarte e informazione assieme all’artista Francesco D’Isa che ha ripercorso il rapporto fra la tecnica e gli artisti, dall’invenzione della fotografia fino ai modelli di intelligenza generativa e sull’interrogativo sulla fine del ruolo dell’autore. Alessandro Alfieri, docente di teoria dei mass media ha invece raccontato il percorso nella videoarte di Bill Viola e infine Luca Zorloni, direttore di Wired ha offerto una riflessione sulle deep fake nell’informazione giornalistica.