“Non gioco più”: Mina, la voce oltre il volto

Non gioco più, me ne vado” cantava Mina nel 1974 nella sigla conclusiva di Mille luci. E lo ha fatto davvero. L’interprete che fino a quel momento aveva rivoluzionato la musica e il modo di cantare in Italia ha sottratto al mondo la sua immagine diventando solo pura voce.

A quella scelta ardita che però ne ha alimentato il mito immortale Popsophia rende omaggio con un philoshow che ne ripercorre la carriera della straordinaria artista. Guidata dalla scrittrice Ilaria Gaspari, con la direzione artistica di Lucrezia Ercoli, la serata ripercorre il ventennio d’oro di Mina, dal 1958 al 1978, attraverso hit come “Tintarella di luna”, “Non gioco più”, “Il cielo in una stanza”, “Se telefonando”. Sullo sfondo immagini e clip video di quegli anni. Un philoshow che racconta la storia di Mina, ma anche quella del Paese, perché nelle canzonette si nasconde il senso delle cose.

Lo spettacolo è anche un’indagine sulla sparizione come forma di espressione artistica per vivere oltre la presenza, di sola voce, come la ninfa Eco. Scomparendo dalla scena pubblica, la cantante ha trasformato la propria assenza in una forma di presenza assoluta, lasciando che fosse soltanto la voce a raccontarla. Lo spettacolo diventa così una riflessione sul rapporto tra immagine e identità, sulla nostalgia di una presenza che continua a vivere oltre il corpo e oltre il tempo, trasformandosi in mito.