“La musica è finita, gli amici se ne vanno”, con l’incipit del famoso brano scritto da Califano e Umberto Bindi Popsophia saluta Ancona con la malinconia di Ornella Vanoni e Mina, le grandi protagoniste dell’ultimo Philoshow che ha concluso questa edizione dedicata alla “Melancholia”.

Si chiude così, con gratitudine e soddisfazione, la tre giorni di appuntamenti e spettacoli che hanno fatto vibrare il teatro delle Muse del capoluogo marchigiano. Un grande successo di numeri, ma anche di profondità culturale e di risonanza.



Da venerdì a domenica la cultura è tornata a essere protagonista assoluta negli spazi delle istituzioni culturali, non solo il teatro Delle Muse, ma anche la Pinacoteca Civica Podesti nella quale è stato possibile visitare la mostra digitale di Popsophia Aldilà nella galleria MeGa, contaminando arte classica e pittorica con quella virtuale e contemporanea. Un successo anche di numeri: è stata raggiunta la massima capienza in tutti gli appuntamenti, sia quelli pomeridiani che quelli serali, con un pubblico eterogeneo per formazione e provenienza arrivato da tutta Italia (per la maggior parte da Roma, Milano, Bologna, Catania e da tutte le Marche, da Pesaro ad Ascoli) e che ha potuto anche apprezzare la città in vista della lunga cavalcata verso Ancona 2028 capitale della Cultura.


“Quando abbiamo scelto la malinconia come tema di questa edizione, sapevamo di stare scommettendo su un’idea umbratile e difficile, ma volevamo misurarci con la complessità – ha detto la direttrice artistica Lucrezia Ercoli – Ancona ha saputo dimostrare di saper accogliere anche temi scomodi, che non ci danno soluzioni o risposte, ma semmai amplificano le domande. Le presenze di questa edizione ci raccontano qualcosa di importante: non solo i numeri che pure sono stati straordinari, ma soprattutto la qualità di quella presenza. Le persone venivano per fermarsi, per pensare, per stare con un’idea difficile senza avere fretta di liberarsene. La sfida di portare un tema come la malinconia che dialoga con la cultura pop, era anche una scommessa sul linguaggio. Questo festival credo sia un acceleratore del pensiero e ormai a 15 anni dalla nascita di Popsophia abbiamo capito che il nostro pubblico è diventato una vera e propria comunità”.
















