«Polemos è di tutte le cose padre, di tutte re». Il frammento di Eraclito, che restituisce al conflitto una funzione generativa, ha fatto da filo conduttore alla serata inaugurale di Popsophia a Pesaro. Ieri il Centro Arti Visive Pescheria ha aperto le porte alla nuova edizione autunnale del festival, dedicata a “Contrasti”, un’edizione che vuole dare voce agli opposti: un percorso che ha messo al centro la necessità di abitare le contraddizioni anziché respingerle, pur quando abrasive.

Un’apertura che ha segnato anche il debutto della nuova formula autunnale di Popsophia: «Siamo contenti di aver provato questa nuova sfida» – ha detto il sindaco Andrea Biancani sottolineando come portare persone a Pesaro in autunno e in inverno sia diverso rispetto all’estate. «L’obiettivo – ha aggiunto- è fare di Popsophia non soltanto un appuntamento per i pesaresi, ma anche un’occasione per attrarre visitatori in un periodo diverso dell’anno, contribuendo a far conoscere la città». Una scommessa affrontata pensando in grande, a partire dall’Auditorium Scavolini, con oltre 1.500 posti e prenotazioni andate sold out con arrivi anche da fuori città.


A dare il via alla serata è stata la direttrice artistica Lucrezia Ercoli che ha accompagnato il pubblico dentro il tema scelto, partendo proprio da una parola, «contrasto», che oggi richiama soprattutto divisioni e polarizzazioni. «Eppure, nella tradizione filosofica antica – spiega Ercoli – il contrasto non era necessariamente qualcosa da temere, ma una condizione capace di generare armonia».
«L’armonia dei contrari», evocata da Eraclito attraverso l’immagine dell’arco racconta una tensione necessaria: due forze opposte che non si annullano, ma proprio nella loro opposizione trovano un equilibrio e permettono lo scoccare della freccia. Un concetto che il filosofo Riccardo Dal Ferro ha sviluppato partendo dall’analisi di parole come dissonanza, catastrofe, diatriba e divergenza, termini oggi associati a esperienze negative ma che nella loro origine custodiscono significati differenti. La catastrofe è un rovesciamento, la diatriba il tempo trascorso insieme. «Oggi vogliamo l’armonia, ma senza contrasti, oggi viviamo in un mondo che si è disabituato alle divergenze».


Il percorso è stato accompagnato dalle incursioni musicali di Manuel Casisa, musicista della Factory di Popsophia, che ha intrecciato canzoni e suggestioni filosofiche. Da «Hello, Goodbye» dei Beatles, con il suo continuo alternarsi di sì e no, saluti e congedi, a «Virtual Insanity», accompagnato dalle immagini immersive proiettate nella chiesa della Madonna del Suffragio.

La serata è proseguita con Evio Hermas Ercoli, che ha presentato la nuova mostra di MeGa visitabile in questi giorni a Palazzo Gradari attraverso i visori VR. Il titolo In- Possibile si configura come un elogio a Pitagora. La nuova galleria, pensata come un’isola sospesa e avvolta dalla nebbia, richiama nell’immaginario L’isola dei morti di Böcklin: un molo, un faro e un monumento verticale diventano gli elementi di uno spazio simbolico in cui arte, filosofia e tecnologia dialogano. Al centro l’ascesi, immaginifica e fisica che lo spettatore compie attraverso il visore superando le immagini geometriche di una torre filosofica, un percorso alchemico verso la sfera della perfezione. «Stiamo lavorando affinché da aprile il progetto abbia anche una dimensione fisica permanente, con l’apertura di un luogo dedicato alla galleria a Pesaro» – ha piegato Ercoli.

La chiusura affidata alla direttrice artistica Lucrezia Ercoli che ha raccordato il tema del festival con quello della mostra attraverso la suggestione letteraria di Flatlandia, il racconto “geometrico” di Edwin A. Abbott che attraverso la sua trasposizione animata racconta la storia del quadrato che scopre l’esistenza di dimensioni diverse dalla propria. Una metafora della difficoltà di accettare ciò che non riusciamo a vedere o comprendere. Per Ercoli, la sfida è proprio quella di compiere lo sforzo del quadrato: «superare lo smarrimento di fronte a punti di vista differenti, senza assumere la presunzione della sfera che pretende di illuminare gli altri senza mettere mai in discussione il proprio mondo. Né quadrati né sfere dunque, ma la disponibilità a restare nella diatriba, nel confronto e nella complessità».


Oggi pomeriggio il festival entra nel vivo con gli incontri pomeridiani con la prima delle opposizioni, quella fra reale e virtuale con ospiti Eleonora Caruso e Simone Regazzoni. In serata il debutto all’Auditorium Scavolini col primo philoshow dedicato alla filosofia di Bob Dylan. Domani la chiusura con un pomeriggio dedicato alla contrapposizione fra (parole di) amore/odio con Carola Bandinelli e Bruno Mastroianni e il philoshow su Freddie Mercury.

