Per Harry Potter lo “specchio delle brame” visualizzava i suoi desideri più profondi, per Platone le immagini sono pericolose perché ingannano rispetto alla realtà. Dal mito di Narciso allo sguardo pietrificante di Medusa, che può essere guardata solo attraverso uno specchio, Popsophia ha inaugurato un viaggio attraverso i secoli per raccontare un mito antico che ancora oggi interroga il nostro rapporto fra immagine e identità.

Una Chiesa del Suffragio gremita ha accolto l’inaugurazione di Popsophia, confermando fin dalla prima serata il forte richiamo del festival ideato e diretto da Lucrezia Ercoli. Si è aperta così l’edizione dedicata al tema “Lo specchio di Narciso”, con un pubblico numeroso che ha seguito gli appuntamenti inaugurali e l’anteprima della mostra immersiva.


«L’inaugurazione di questa sera, con una partecipazione così ampia e calorosa, conferma ancora una volta Popsophia come uno degli appuntamenti culturali più attrattivi e identitari della nostra città – ha dichiarato il sindaco Andrea Biancani –. Un festival capace di coinvolgere pubblici di tutte le età, mettendo in dialogo filosofia, cultura, spettacolo e attualità con un linguaggio innovativo e accessibile». Il primo cittadino ha sottolineato anche il valore simbolico della Chiesa del Suffragio, «una cornice suggestiva che rafforza il legame tra il patrimonio storico e la proposta culturale contemporanea», ringraziando Lucrezia Ercoli «per la visione e la passione con cui continua a far crescere Popsophia» e tutto lo staff del festival, «composto anche da tanti giovani pesaresi». Per l’assessore alla Cultura Daniele Vimini il festival continua a rappresentare «un’occasione di confronto sui grandi temi del contemporaneo, fatti di ossimori e contrasti». «Popsophia – ha detto – sa interpretare questo spazio, permettendoci non solo di ospitare produzioni originali, ma anche di sperimentare nuove tecnologie in modo coraggioso».


Tra le novità dell’edizione 2026 la collaborazione con il Dipartimento di Comunicazione e Didattica dell’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Bologna che accompagna il pubblico nel percorso della mostra immersiva. «Abbiamo creato una sinergia importante con la scuola di Comunicazione e Didattica dell’Arte – ha spiegato Lucrezia Ercoli – coinvolgendo gli studenti nell’esperienza espositiva». Un progetto salutato con entusiasmo anche da Ilaria Del Gaudio: «Per l’Accademia è un’occasione preziosa. Da anni cerchiamo di mettere in dialogo arte, comunicazione e filosofia: questo tema è necessario, attualissimo e rappresenta un’importante occasione di sperimentazione».

La serata si è aperta con un omaggio a Marjane Satrapi a poche settimane dalla scomparsa. Lo storico del fumetto e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna Enrico Fornaroli ha ripercorso la portata innovativa di Persepolis, definendola «un romanzo autobiografico a fumetti in cui la storia personale incontra la Storia». Un’opera che negli anni Novanta ha cambiato il linguaggio della graphic novel: «Non racconta più soltanto eroi e personaggi, ma mette al centro il racconto di sé. Satrapi dimostra quanto una vicenda personale, quella di una migrante dall’Iran alla Francia, possa parlare a tutti». Fornaroli ha inoltre evidenziato il ruolo pionieristico dell’autrice e la forza espressiva del bianco e nero, «dove l’assenza di colore è al servizio della storia e del contenuto».


Hermas Ercoli ha raccontato attraverso una simulazione video il percorso che lo spettatore effettuerà all’interno della galleria MeGa per la mostra “In-possibile” illustrando come le nuove tecnologie consentano oggi alla cultura di affrontare sfide prima impensabili, costruendo un percorso narrativo capace di rendere visiva l’esperienza del visitatore: «Gli algoritmi esistono attraverso le persone vere che li abitano».

La lectio inaugurale di Lucrezia Ercoli ha accompagnato il pubblico in un viaggio che parte dal mito di Narciso per arrivare ai social network. «Per capire chi è Narciso dobbiamo rileggere il terzo libro delle Metamorfosi di Ovidio», ha spiegato, ricostruendo il significato filosofico dello specchio come luogo insieme di conoscenza e di inganno.



Dal mito antico alle riflessioni di Freud e Lacan, fino a Platone, Seneca, Harry Potter e The Truman Show, il percorso ha mostrato come l’immagine rifletta sempre una duplice natura. «Lo specchio – ha osservato Ercoli – è insieme strumento di conoscenza e di illusione». Una riflessione che si è spinta fino al presente, interrogando il ruolo dei social media e delle immagini digitali: «Il narcisismo contemporaneo non è quello di un ego spropositato, ma di un io debole e frammentato che ha continuamente bisogno dell’ammirazione e del riconoscimento degli altri. Senza un pubblico sembra non esistere».




